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Bambini in azione
GIANCARLO PABA
RAFFAELE PALOSCIA
Negli ultimi anni,in Italia e nel mondo, lo sguardo conoscitivo sull'infanzia si
è raffinato e approfondito,e sono cresciuti gli osservatori, le agenzie,le reti
che si occupano dei problemi delle bambine e dei bambini.Questo insieme di studi,
ricerche e azioni ha ormai raggiunto una consistenza significativa, aprendo forse
un nuovo capitolo della storia dell'infanzia e delle politiche sociali, urbane e
ambientali che si sono sviluppate in questo campo. E' possibile forse individuare
un percorso di maturazione dei discorsi e delle pratiche sociali, relativamente ai
problemi dell'infanzia, che tentiamo di riassumere nel punto seguente.
All'inizio è il bambino come vittima di rinnovate forme di crudeltà sociale
e istituzionale ad essere protagonista della scena conoscitiva. I bambini e le bambine
sono spesso purtroppo anche molte cose infelici: nuovi schiavi del lavoro in molte
parti del mondo,vittime della violenza degli adulti, oggetto di reclusione familiare
o di persecuzione fisica e psicologica nelle istituzioni sociali, bersaglio privilegiato
dell'inquinamento e del degrado ambientale, obiettivo e insieme agenti involontari
dei conflitti bellici e dell'intolleranza etnica, religiosa,culturale e così
via. Questa conoscenza delle manifestazioni multiformi di violenza nei confronti
dell'infanzia ha prodotto una forte e diffusa azione di difesa, dalle iniziative
dell'UNICEF a telefono azzurro, alle forme di protezione legislativa e sociale che
si sono diffuse in molte società contemporanee. Ancora nella mostra,e in questo
volume che la racconta, vedrete molte iniziative dei comuni in questo campo: di buone
politiche di difesa delle bambine e dei bambini, per una più forte considerazione
e tutela dei loro bisogni.
La protezione e la maggiore tutela sono tuttavia solo i primi passi della storia
recente delle politiche dell'infanzia.In seguito la riflessione si è spostata
sull'analisi dello statuto sociale dei bambini e delle bambine e sui diritti che
ne derivano. L'infanzia non è più vista come una semplice condizione di
natura, ma come una complessa costruzione sociale, differenziata nello spazio e nel
tempo. La vita dei bambini è il risultato di un sistema di interazioni collettive,
di paure e di desideri,di ideologie e di interessi. Forme diverse di condizione dell'infanzia,
differenti statuti sociali,differenti relazioni tra adulti e bambini, differenti
rapporti tra bambini e città - si sono succedute nella storia,e diversi mondi
dell'infanzia coesistono ancora oggi, fianco a fianco, nella geografia delle culture
e delle società del pianeta.
La consapevolezza della natura sociale e istituzionale della condizione dell'infanzia
ha portato negli ultimi anni a riconoscere i bambini e le bambine come attori sociali,
autonomi e indipendenti, nella città e nella società. Nella costruzione
sociale di tipo tradizionale di questo secolo i bambini non venivano infatti concepiti
nella loro specificità, nella loro (problematica) autonomia:essi erano considerati
"come meno che adulti", incompleti,indefiniti, in divenire, ancora pre-sociali,
soltanto potenzialmente sociali. Correlativamente, nella città, i bambini non
venivano visti come cittadini a tutti gli effetti, ma come "futuri cittadini",
condividendo questa cittadinanza diminuita, differita nel tempo, con tutto il mondo
degli esclusi. Negli ultimi anni viceversa i bambini sono finalmente considerati
come attori sociali in senso pieno,titolari di diritti,portatori di esigenze specifiche,
possessori di uno sguardo proprio e competente, diverso e irriducibile rispetto allo
sguardo degli adulti e degli altri segmenti della
popolazione.
I bambini e le bambine si sono quindi liberati da questa condizione di inferiorità
e, potremmo quasi dire,di debolezza ontologica. E questo è avvenuto insieme
ad altre forme di nuova cittadinanza, ad altre minoranze sociali e culturali.Il processo
di liberazione dei bambini e delle bambine è quindi un episodio del processo
di liberazione di ogni differenza, per ilriconoscimento della propria specificità
e autonomia. Oggi è necessario considerare i bambini come agenti della propria
vita, dotati di una specifica competenza dell'ambiente e dei rapporti sociali, è
necessario riconoscere il livello di appropriatezza che i bambini e i ragazzi dimostrano
di avere nel gestire la propria vita, è necessario trattare con loro alla pari,
negoziare con loro una giusta distribuzione di risorse di movimento, di tempo e di
spazio, di libertà e di responsabilità.
E' su questa radicale modificazione di atteggiamento verso i bambini (e dei bambini
verso gli altri) che si basa la lunga strada di conquista di diritti e di soggettività
in molte istituzioni sociali: nell'esercizio della giustizia e nei sistemi di cura
e di protezione, nella scuola e nel mercato del lavoro, nell'ospedale e nel trattamento
delle malattie mentali,nelle politiche ambientali e nel governo della città.
In questi campi le legislazioni,ed oggi spesso anche le pratiche, sono cambiate profondamente,
assumendo appunto i diritti soggettivi dei bambini come fondamento.
I materiali qui presentati fanno anche riferimento ad un'ulteriore stadio della maturazione
del discorso dell'infanzia nelle città italiane.Essi mostrano i bambini e le
bambine in azione , protagonisti della trasformazione delle città e delle relazioni
sociali. Il passaggio dalla consapevolezza astratta dei diritti dell'infanzia alle
pratiche sociali direttamente esercitate dalle bambine e dai bambini si è ormai
compiuto in molte parti d'Italia: è impressionante la quantità di iniziative,
piccole e grandi, nelle quali i bambini non sono più i destinatari delle politiche,
ma appunto attori sociali completi e competenti.
L'obiettivo principale della mostra è quindi quello di fornire un quadro significativo
delle realizzazioni dei comuni italiani nel campo delle politiche urbane e ambientali.
Non soltanto progetti e buone intenzioni vedrete nei documenti;l'accento è posto
sulle pratiche effettive, sui risultati, sui cambiamenti reali della città e
dell'ambiente. Scorrendo i pannelli della mostra è possibile in particolare
mettere in evidenza i seguenti caratteri generali delle iniziative dei comuni italiani.
In molte città le iniziative realizzate mostrano di essere inserite in un quadro
integrato delle politiche urbane. Davvero in questi casi è una città sostenibile
dei bambini e delle bambine che si viene realizzando: il punto di vista dei bambini
si impone come un punto di vista insieme particolare e generale,in grado di orientare
una molteplicità di inter venti settoriali. I bambini e le bambine sono al governo
della città (attraverso il Consiglio dei ragazzi), contribuiscono a definire
gli scenari di trasformazione urbana (attraverso il Piano Regolatore dei bambini),
partecipano alla definizione di una nuova figura delle parti di città (attraverso
i laboratori di progettazione partecipata),per comparire infine come co-protagonisti
in tutte le articolazioni della vita collettiva, dal traffico alle politiche scolastiche,
dalla tutela dell'ambiente alla cultura,e così via.
Politiche urbane integrate sono naturalmente presenti nei comuni vincitori del Riconoscimento,ai
quali è stato destinato una spazio più ampio, distinto e riconoscibile.
Ma in realtà anche in molti altri comuni, pur nella sintesi dei materiali proposti,è
possibile riconoscere la tensione verso politiche unitarie e multisettoriali. L'idea
della città sostenibile dei bambini e delle bambine è entrata ormai nel
motore amministrativo di molti comuni,acquistando a poco a poco sempre maggiore consistenza
e capacità di
influenza.
Un altro carattere importante che compare nei materiali qui presentati è la
forte estensione delle iniziative in ogni regione e in ogni contesto geografico e
culturale. Buone pratiche di amministrazione e forme di protagonismo dell'infanzia
sono presenti nel nord e nel sud, nelle città grandi e articolate e nelle piccole
cittadine, negli insediamenti poveri e sperduti e nelle agglomerazioni ricche e popolose.
Naturalmente le iniziative hanno spesso caratteri differenti. In qualche caso è
possibile scorgere il dispiegamento di mezzi importanti,di risorse e finanziamenti
significativi. In qualche altro caso risulta invece apprezzabile la capacità
di raggiungere risultati positivi attraverso l'impegno, la forza di volontà,la
creatività e la fantasia. Questa articolazione e differenziazione delle iniziative
è in realtà alla fine una ricchezza, e non meraviglia che ciò accada
proprio quando i bambini siano protagonisti delle iniziative. Spesso si vedono i
segni di una reciproca imitazione, perché i programmi e i metodi circolano da
una città all'altra, ma alla fine ogni città, ogni scuola, ogni gruppo
di ragazzi,mette sulle azioni portate avanti il segno della propria cultura,della
propria personalità, della propria specificità. Il panorama di iniziative
presentate appare quindi come un panorama plurale e colorato: testimonianza di una
positiva tendenza comune, ma anche di appropriazione e adattamento ai propri mezzi
di questa tendenza.
Un terzo carattere è costituito dall'innovazione e sperimentazione di molte
delle buone pratiche che si sono realizzate nei comuni italiani.Le soluzioni progettuali
e realizzative sono originali e creative,aprono piccoli orizzonti di cambiamento
e di innovazione. Accade cioè che quando il punto di vista ancorato ai bisogni
delle bambine e dei bambini si impone nella gestione di una città, esso comporti
necessariamente l'adozione di forme di sperimentazione organizzativa, amministrativa,
progettuale, tecnica, gestionale. I bambini e le bambine sono spontaneamente contro
gli standard, contro le soluzioni prefabbricate, contro le soluzioni pigre e ripetitive.
Le bambine e i bambini sono viceversa amiche/amici delle misure dolci,delle tecnologie
morbide, dei materiali naturali,delle forme di interazione solidale,dei meccanismi
di gestione informale,dell'invenzione di nuovi modi di vedere e di progettare il
mondo.
Un carattere importante, spesso presente nelle buone pratiche qui presentate, è
infine costituito dal fatto di non appartenere a un solo settore di competenza dell'amministrazione.
Molte pratiche colpiscono più obiettivi nello stesso tempo:hanno una valore
educativo, aumentano la responsabilità dei protagonisti, consentono di accrescere
le competenze e a volte di acquisire un mestiere,migliorano l'ambiente, trasformano
un pezzo di città e così via. E' stato perciò difficile alla fine
ordinare il materiale presentato dai comuni e spesso, anzi quasi sempre,per economia
di esposizione, abbiamo dovuto amputare i documenti, o costringere iniziative complesse
entro un campo settoriale di intervento.Intendiamo tuttavia questa mostra come una
prima sintesi, e forse il modo migliore di leggerla e interpretarla è alla fine
quella di "entrare"in un certo senso nei materiali dell'esposizione, passando
dai pannelli ai materiali veri e propri, ai cd-rom e agli opuscoli, e soprattutto
entrando in contatto con i comuni e con i gruppi di lavoro, ì mettendosi in
rete, mettendosi in gioco.
L'articolazione dei materiali in otto sezioni corrisponde quindi alla fine a una
classificazione per settori tradizionali che tiene conto anche della struttura del
Riconoscimento, che imponeva ai comuni di mostrare il raggiungimento di un livello
di qualità in alcuni campi di intervento. Alla fine sarà forse necessario
ricomporre mentalmente questi materiali, e vederli come mille manifestazioni diffuse
di un'idea globale di sostenibilità, intesa in senso completo, non come raggiungimento
in un settore di qualche freddo parametro quantitativo,ma come sostenibilità
piena e completa,ambientale,sociale e culturale insieme.
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