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Capire i luoghi
e la loro storia
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Capire i luoghi e la loro storia
RAFFAELE PALOSCIA
I percorsi tortuosi del borgo antico che si allargano e restringono, in modo mai
prevedibile, in viuzze, slarghi, scalette, corti chiuse, passaggi coperti, riservando
ad ogni angolo una sorpresa,costituiscono uno dei pochi ambiti in cui la separazione
tra bambini e spazio urbano, ovunque dominante, non è riuscita ad imporsi.
I bambini colgono intuitivamente il senso profondo che rende questo luogo - risultato
del dipanarsi del tempo, secondo i ritmi della storia che si incrociano con quelli
biologici della natura e dell'uomo - punto d'incontro di tutte le età. Quindi
anche posto giusto per il loro divertimento dove il rincorrersi, il nascondersi,
il giocare a pallone non hanno bisogno dei "campi-gioco", recinti sempre
uguali e rigidamente divisi da tutto ciò che gioco non è, ma trovano un
ambito appropriato,dai bambini stessi ogni volta ridelimitato, dando vita a nuovi
spazi che essi riconoscono e in cui si riconoscono come parte importante, protagonisti.
I bambini giocano ma si guardano anche intorno, osservano le differenze, fanno confronti,distinguono
nettamente quanto si manifesta con un'identità chiara, ben delineata;sono pronti
a capire, ancor più se stimolati in modo appropriato attraverso esperienze e
contatti diretti,il senso della storia e della memoria.
Il centro storico, con il suo addensarsi di architetture antiche e di storie vissute,
è spesso depositario di un'identità del luogo manifesta, evidente anche
se a volte stretta nella morsa dell'incuria e dell'abbandono; esso è quindi
l'oggetto principale degli interventi che si propongono di mettere in relazione,
per aumentarne la consapevolezza, i bambini con questo elemento. Stesso risultato
è raggiunto assumendo come oggetto d'indagine e di studio aree rurali di pregio
dove l'uomo è intervenuto con insediamenti sparsi, sistemazioni agrarie, reti
di sentieri e di canali,dando luogo ad un paesaggio che, laddove è stato oggetto
di cura continua, rappresenta un'indubbia testimonianza dell'armonia prodotta da
un rapporto con la natura attento ai suoi equilibri e non dissipatore di risorse.
Un rapporto che è stato ed appare intrinsecamente sostenibile.
Un valore diverso,in un certo senso ancor più significativo perché meno
scontato, possono avere esperienze che adottano come laboratorio di ricerca e di
intervento una delle innumerevoli aree periferiche, spesso anonime se non degradate,
dove però si concentra la maggioranza della popolazione, e quindi dei bambini.
Aree in cui non sembrano esserci, ad un primo sguardo d'insieme,elementi fisici di
una identità del luogo storicamente determinata. Essi sono infatti poco o per
nulla evidenti; vanno perciò pazientemente scoperti e riportati alla luce nella
consapevolezza che non c'è luogo, porzione di territorio al cui interno non
siano custoditi valori accumulati nel tempo - i luoghi sono gomitoli del tempo che
si è avvolto su sé stesso, ci ricorda Claudio Magris - anche se gli ultimi
decenni di interventi,incuranti di ogni tipo di preesistenza fisica, hanno teso a
distruggerne ogni traccia. Restano infatti, inevitabilmente,tutta una serie di segnali
da cui è possibile riavviare, partendo dai e con i bambini, un percorso di riappropriazione
e reinterpretazione e porre con esso le premesse per la riattivazione di un nuovo
processo di costruzione dell'identità del luogo che di una città sostenibile,
nel senso più ampio e pieno del termine, non può che essere componente
qualificante e indispensabile.
L'insieme degli elementi visibili dello spazio costruito e dell'ambiente naturale
particolarmente carichi di valore simbolico per il senso di appartenenza della comunità
che vi risiede sono una componente forte, ma non la sola di quel complesso processo
che determina l'identità di un luogo. Essa si compone di tanti altri elementi
non immediatamente visibili perché propri dello spazio antropico, del mondo
delle relazioni tra gli uomini, dei tanti modi in cui essi si rapportano tra loro
in ambito sociale, economico, culturale, religioso.
Elementi determinanti per quell'intersecarsi virtuoso tra caratteri specifici di
un luogo e processo di formazione dell'identità individuale e collettiva.
I bambini possono entrare in ognuna di queste sfere e, ben guidati, ripercorre a
ritroso una strada e comprendere i contributi positivi che momenti storici e culture
diverse hanno sedimentato nel contesto in cui vivono. Scopriranno allora come prosperità,
progresso e cultura si siano spesso manifestati ai loro livelli più alti laddove
e quando una città, un territorio ha saputo essere luogo di incontro,di scambio,
di afflusso e di transito,non sempre pacifico e ben accetto, di genti di varia origine,
ambito di confronto e di sintesi tra tradizioni e saperi differenti.
Il progressivo delinearsi nei bambini dei tasselli emotivi e conoscitivi di quel
mosaico di sentimenti che è l'identificazione con un luogo deve quindi presupporre
un atteggiamento di apertura verso ciò che è diverso,straniero; un'identificazione
che racchiuda al suo interno il senso dell'ospitalità,della solidarietà,
dello scambio di esperienze.Un compito tutto sommato non gravoso. Nei bambini, infatti,
tale atteggiamento si manifesta in modo spontaneo e naturale, limitato, quando lo
è, solo per pregiudizi provenienti dal mondo degli adulti. Questi elementi,
con approfondimenti in una direzione o nell'altra, li ritroviamo nelle esperienze
condotte in molte realtà del nostro paese, laddove si è incrociato, con
effetti estremamente positivi, un atteggiamento disponibile delle amministrazioni
con il lavoro motivato ed appassionato di tanti insegnanti ed operatori dell'infanzia
e dell'adolescenza.
Ovviamente, di fronte ad iniziative ben modulate sulle loro esigenze e capacità,
l'entusiasmo e la partecipazione di bambini e ragazzi sono spesso sorprendenti.
Ne è esempio emblematico la campagna La scuola adotta un monumento, promossa
dalla Fondazione Napoli99 con lo scopo di riscoprire un patrimonio culturale, spesso
abbandonato e dimenticato, per salvaguardarlo e al tempo stesso utilizzarne le potenzialità
come risorsa di un nuovo sviluppo sostenibile.Ad essa hanno aderito istituti scolastici
di tutto il paese con risultati, in alcuni casi, decisamente inaspettati per livello
e qualità delle esperienze didattiche e formative, ma anche,più in generale,
per il rapporto, nuovo e stretto, creato tra scuola e città.
A Sondrio il monumento adottato è l'antico maniero, sempre chiuso ed inaccessibile,
che domina la città. Un luogo, per la sua funzione militare, sottratto agli
abitanti quasi tutti ignari della sua storia e delle sue architetture interne di
grande pregio.Sono stati i bambini che hanno infranto questa barriera e,attraverso
un percorso didattico molto articolato e coinvolgente, materializzatosi in fotografie,
opuscoli, cartoline, magliette, disegni, acquerelli, video, CD da loro realizzati,
hanno riconquistato e restituito a tutta la città un elemento così forte
della sua identità.
Per gli alunni di Palermo - splendida città in cui convivono tuttora un degrado
urbano, in alcune aree a dir poco sconcertante, ed una raffinatezza e sensibilità
culturale profonda e sfaccettata - questa iniziativa è stata occasione per un
percorso denso e articolato nella storia e nelle tradizioni locali. Il "monumento"si
è dilatato come concetto per abbracciare monasteri abbandonati, piccole piazze
nascoste, ville appartate, giardini e parchi in disuso non solo del centro storico,
ma di molte aree di periferia. L'alternarsi di studio e ricerche con accurate visite
operative ai luoghi di una memoria ormai offuscata, e quindi da riscoprire, ha prodotto
una profonda consapevolezza dei tanti modi del manifestarsi dell'identità urbana,
traducendola nel desiderio di comunicarla a chi desiderasse esserne partecipe . Ne
è scaturito un folto gruppo di giovanissime guide che, dopo aver riportato alla
luce e a nuove funzioni, mostre e spettacoli in primo luogo , un patrimonio nascosto,
conducono i visitatori interessati lungo itinerari insoliti che si snodano per tutta
la città.
Sempre a Palermo si sono sperimentate altre strade. Il percorso di riscoperta dell'identità
di alcuni luoghi della città e di progettazione partecipata della loro trasformazione
è stato caricato di motivazioni sociali profonde,utilizzandolo come strumento
per la riappropriazione della loro identità da parte di ragazzi a forte rischio
di emarginazione. Grazie ad appositi fondi europei,sono stati attivati,con il progetto
QUOTA (Quartiere, Unione, Orizzonti,Tentazione,Arte),laboratori di quartiere in due
piazze soggette ad un perdurante degrado. Scritti, fotografie, testimonianze orali
sui caratteri del luogo, i vecchi abitanti,i mestieri dell'artigianato tipico da
rivalorizzare come risorsa per il lavoro giovanile, sono state raccolte, analizzate
e interpretate per divenire la base di un intervento di riqualificazione urbana pensato,
voluto e progettato dai ragazzi.
Frutto della creatività dei bambini,e del loro incontro con i tanti elementi
che consentono di identificare un ambiente urbano, sono anche le città in miniatura,
che ognuno di essi ha costruito intorno a sé, in una originale e produttiva
esperienza condotta a Padova.Un gioco di simulazione intelligentemente organizzato
che ha consentito ai piccoli partecipanti di definire percorsi di conoscenza del
proprio territorio e di aumentare, con ciò, la consapevolezza del luogo in cui
abitano dove possono ora muoversi con maggiore sicurezza ed autonomia. Il riconoscimento
dell'arte nelle sue varie forme,altra componente essenziale di quanto un luogo possa
esprimere nel tempo, è oggetto di un'iniziativa che coinvolge gli alunni di
Ravenna. Qui è riuscito il passaggio dalla noia al divertimento, che è
anche apprendimento gioioso, portando i bambini a vivere il luogo canonico in cui
si depositano testimonianze del passato,il museo, in un modo originale ed interattivo.
Le opere d'arte,attentamente osservate e studiate, divengono la materia prima di
un gioco di riproduzione e di rielaborazione.
Ridisegnando alcuni dipinti i ragazzi entrano in un vero e proprio circuito di interpretazione:
riconoscono i soggetti, ritrovano il senso delle storie raccontante, inseguono il
gioco delle forme e delle strutture, delle linee e dei colori. Ma, per concludere,
anche uscendo dalla città ed immergendosi nel paesaggio agreste i bambini possono
rapportarsi in modo nuovo con la storia e l'identità dei luoghi. A Montale lo
hanno fatto ricostruendo e recuperando il tracciato di un vecchio sentiero abbandonato,uno
dei tanti elementi nascosti nel territorio che testimoniano di usi, tradizioni, modi
di rapportarsi con l'ambiente da cui c'è molto da imparare. Fondamentale e istruttivo
è stato in questo caso lo stretto rapporto con le persone anziane del luogo
i cui racconti si sono rivelati ai bambini come fonte inesauribile, spesso trascurata,
di conoscenza. |
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