Logo citta'

 

 

 

indice

 

I pannelli


La scuola si apre alla città



La scuola si apre alla città
RAYMOND LORENZO
DANIELA SATERINI


La scuola si apre alla città è un titolo che vuole evocare suggestioni ed idee riflettendo sul ruolo del contesto urbano, finalmente ipotizzato come un campo di apprendimento primario e ricco di stimoli, di luoghi, oggetti, processi, di conoscenze e di valori, ma principalmente un luogo di presenza di soggetti competenti disponibili a collaborare con i ragazzi partecipando al loro "viaggio" verso l'acquisizione più ampia di nuovi saperi. Si vuole anche richiamare l'idea di un nuovo e dialettico rapporto tra scuola e territorio suggerendo l'immagine di una scuola aperta, trasparente, senza muri che accoglie al suo interno, per reinterpretarlo, ciò che accade "fuori" da sé, abbandonando la vecchia fallace illusione della "torre d'avorio" dove si insegna e si apprende separati dal mondo.

La città è una fondamentale risorsa educativa, e quindi è necessario che la scuola ad essa ponga "domande" e che sia in grado di elaborare le risposte, per poter essere finalmente veicolo della partecipazione dei piccoli cittadini nelle scelte che li riguardano. Appaiono importanti i risultati raggiunti in quei comuni in cui si è affermata un'idea di città non immutabile ma oggetto di possibili trasformazioni da attuare facendo partecipare i ragazzi a quei processi e a quelle iniziative che vanno nella direzione di una sempre maggiore sostenibilità. Le diverse esperienze di riqualificazione dei cortili attuate nelle città sono tanto più significative ed importanti se consideriamo che in Italia ci sono decine di migliaia di cortili e giardini scolastici che svolgono ruoli marginali come luoghi di "scambio" fra la scuola e la strada,"vuoti" senza identità o nelle migliori delle ipotesi, contenitori per un momento di "ricreazione breve" in quanto per la scuola il cortile non è un "luogo d'apprendimento"e per il quartiere il cortile semplicemente "non esiste".

Occorre quindi intervenire per restituire alla scuola il proprio cortile o giardino come spazio ludico, sociale e d'apprendimento.Sul piano urbanistico in molti casi i cortili costituiscono potenziali luoghi di aggregazione,ma occorrono interventi progettuali che concorrano alla restituzione delle strutture pubbliche scolastiche e culturali alla comunità e alla costituzione di una rete diffusa sul territorio di luoghi dotati di elevati livelli di qualità, accoglienza (e sicurezza) per rendere le città capaci di prevenire la frammentazione e l'isolamento che caratterizza la vita dei bambini nelle città.

Né si può continuare a trascurare l'importanza dell'utilizzo di aree verdi scolastiche anche in orario extra scolastico come risorsa per la socializzazione ed il gioco. Si può uscire dalle case,così come è avvenuto a Granarolo dell'Emilia,per andare insieme a genitori e nonni nei cortili e nei giardini delle scuole per ascoltare fiabe e occuparsi di piante ed animali o per utilizzare, in orario extra scolastico,come hanno fatto gli studenti di Pergine Valsugana,le aule come luogo di incontro dove promuovere iniziative, decidere escursioni, ascoltare musica o sfidare a ping pong gli insegnanti .

I cortili scolastici possono essere davvero un luogo privilegiato per la partecipazione e la progettazione,come hanno dimostrato i bambini di Muggia che hanno trasformato il loro cortile con un preciso quanto articolato intervento che prevedeva persino interviste filmate per la raccolta di informazioni e suggerimenti, mentre quelli di Camerino hanno riprogettato il proprio cortile trasformandolo in un'aula verde con tanto di tritoni, rane e lasche, hanno attirato le farfalle con piante particolari ed hanno creato le condizioni per osservare in questo laboratorio di ricerca ambientale moltissimi eventi fra cui la nascita delle libellule e la fioritura di canne e ninfee. A Cosenza una rete di ludoteche permette ai bambini di uscire di casa per entrare nel magico "mondo di Oz" fatto di occasioni di gioco e di socializzazione.

La città come "luogo" d'apprendimento è un'idea antichissima, ma la città sarà realmente educativa quando saprà riconoscere ed esercitare non soltanto le sue funzioni istituzionali,ma si assumerà anche la responsabilità di essere vivibile ed occasione di "crescita"per tutti. Non si può non tenere conto del grande impatto della città sullo sviluppo dei bambini e dei giovani e, cosa più importante, non si può ignorare il loro diritto a partecipare ai progetti di trasformazione dei luoghi in cui vivono.In quelle città in cui tale diritto è stato riconosciuto, ciò è avvenuto molto spesso grazie al forte impegno della scuola che ha saputo offrire ai ragazzi gli strumenti per interpretare criticamente la realtà e per contribuire ai processi di trasformazione dell'esistente. Per questo risultano esperienze di estremo interesse gli interventi in luoghi lasciati in stato di abbandono (cosa vi è più diseducativo di esempi di incuria del patrimonio comune?)
che, con la collaborazione dei ragazzi,così come è avvenuto a Mantova, Reggio Emilia, Melegnano e San Lazzaro di Savena, sono stati trasformati in luoghi di eventi, occasioni ludiche, nonché di discussione sui diversi modi possibili per attuare la trasformazione in spazi organizzati e funzionali.

A Mantova due cortili scolastici sono stati trasformati da alunni motivati da luoghi anonimi in luoghi vivi e colorati e in spazi finalmente funzionali e fruibili, attraverso numerose riunioni collettive con i maestri e tecnici.Anche a Reggio Emilia, dopo anni di poco utilizzo e di degrado, il progetto di trasformazione dei cortili ha coinvolto numerose scuole raggiungendo risultati emblematici. Risulta a tutti evidente l'importanza, assunta questa ottica, dei laboratori di progettazione partecipata.
Citiamo a questo proposito quello molto articolato e complesso di La Spezia realizzato dalle scuole per la sperimentazione di diversi strumenti di intervento (dai disegni a tema ai workshop di progettazione più strutturati) per la progettazione di un parco rappresentato con originali fotomontaggi e rielaborazioni al computer.
I ragazzi partecipano ai progetti partendo da ciò che è loro più vicino (come il cortile o il giardino della propria scuola), ma la loro progettualità e creatività può spingersi molto oltre come nel caso dei ragazzi di San Lazzaro di Savena impegnati nel "giardino del tatto, dei profumi, dei colori" e nell'ideazione di un parco pubblico in un nuovo insediamento residenziale.

A Bolzano, dopo una prima sperimentazione di apertura dei cortili scolastici, un gruppo di lavoro ha prodotto un'ipotesi di progetto per attuare importanti e condivisi interventi per la loro modifica, mentre a Ravenna i ragazzi, attraverso disegni e plastici, hanno immaginato il proprio parco. I ragazzi di Reggio Emilia hanno trasformato dei cortili in luoghi di osservazione, gioco, narrazione, musica e attrezzato un'area verde per lo studio dell'ambiente con un orto-giardino, mangiatoie e nidi artificiali. A Cinisello Balsamo si è svolta un'interessante esperienza di progettazione partecipata di un cortile scolastico in collaborazione con degli anziani che occupavano uno spazio contiguo.Immaginato un giardino possibile, legato ai loro bisogni e desideri, i ragazzi si sono confrontati con gli anziani alla ricerca di una soluzione comune. Ne è derivato un progetto interessante, anche per questa significativa forma di condivisione, (oltre che per le proposte sicuramente più che valide), risultata utile per superare quella separazione generazionale tipica dell'attuale organizzazione delle nostre città così povere di occasioni di socializzazione .
Tutte queste esperienze indicano nella loro esemplarità una strada che sottintende l'acquisizione di una diversa concezione dello spazio urbano in rapporto ai bambini ed i risultati raggiunti danno conferma della importanza del confronto dialettico tra scuola e città quando si vuole davvero rendere le città più sostenibili per i piccoli cittadini.